2060

Anna Merlotti – Babbo Noè e la sua famiglia

Anna Merlotti, giovane artista del territorio fiorentino, sviluppa una ricerca pittorica che prende come punto di osservazione privilegiato il mondo dell’infanzia. Le sue opere si muovono all’interno di un immaginario immediatamente riconoscibile: giocattoli, scene domestiche, figure di bambini, colori morbidi e tonalità pastello che sembrano appartenere al linguaggio visivo dei libri illustrati e dei ricordi familiari.
Eppure questa apparente dolcezza non coincide mai con un’immagine
completamente rassicurante. Nei dipinti di Merlotti l’infanzia appare spesso
attraversata da una tensione sottile, quasi impercettibile, che incrina la superficie affettiva delle immagini. È proprio in questo scarto che si colloca uno degli aspetti più interessanti della sua ricerca: il paradosso di un’età della vita generalmente associata alla spontaneità e all’innocenza, ma che rivela allo stesso tempo la sua dimensione di fragilità e di costruzione culturale.


I bambini che popolano queste scene non sono semplicemente figure della
memoria. Attraverso posture, oggetti e situazioni, i dipinti mettono in luce il
processo attraverso cui l’infanzia interiorizza modelli e ruoli sociali. In questo senso emergono anche gli archetipi della rappresentazione di genere, che l’artista presenta senza giudicarli né confutarli esplicitamente. Piuttosto, li lascia affiorare all’interno delle immagini, come parte di un sistema di codici che si apprendono molto presto e che finiscono per modellare comportamenti, gesti e identità.


La pittura di Merlotti lavora così su un equilibrio delicato tra familiarità e
inquietudine. I colori morbidi e il linguaggio visivo vicino al disegno infantile convivono con una sensazione di lieve disorientamento, come se dietro l’apparente semplicità delle scene si nascondesse qualcosa di più complesso.
È in questo contesto che si inserisce il riferimento al libro illustrato Babbo Noè e la sua famiglia, ritrovato casualmente dall’artista in un rigattiere. Tra le sue pagine compare un’immagine che colpisce particolarmente Merlotti: un orsacchiotto con il papillon e, di fronte a lui, una piccola orsa — l’“orsetta” del racconto — dotata però di una museruola. Questa scena, apparentemente innocente, introduce una sottile ambiguità tra tenerezza e controllo, tra gioco e disciplina.

L’artista riprende direttamente questa illustrazione in uno dei dipinti della mostra, trasformandola in un frammento di memoria visiva attraverso cui interrogare l’immaginario educativo dell’infanzia. Ciò che sembra appartenere al mondo rassicurante delle immagini per bambini rivela così, a uno sguardo più attento, la presenza di modelli e ruoli che si interiorizzano molto prima di poterne essere pienamente consapevoli.

EN

Anna Merlotti, a young Florentine artist, explores the world of childhood through her painting. Her works draw on a familiar visual universe: toys, domestic scenes, figures of children, and soft pastel colours that recall the imagery of illustrated books and family memories. At first glance these images may appear gentle and reassuring. Yet Merlotti’s
paintings often contain a subtle tension that unsettles this apparent simplicity.


Childhood, usually associated with innocence and spontaneity, is presented
here as something more fragile and complex — a moment in life where social expectations and cultural models already begin to take shape.
The children who inhabit these scenes are therefore not simply figures of
memory. Through gestures, objects and situations, the paintings suggest how childhood gradually absorbs roles and behaviours from the surrounding world. In this sense, archetypes of gender representation also appear. The artist does not judge or openly challenge them; instead, she allows them to emerge quietly within the images, as part of a system of codes that is learned very early in life.


Merlotti’s painting moves between familiarity and unease. Soft colours and
a visual language that sometimes recalls children’s drawings coexist with a
slight sense of disorientation, as if behind the apparent simplicity of the scenes something more complex were at work.
This perspective becomes clearer in the reference to the illustrated children’s book Babbo Noè e la sua famiglia, which the artist found by chance in a secondhand shop. One image in particular caught her attention: a teddy bear wearing a bow tie and, facing him, a small she-bear — the “little bear” of the story — fitted with a muzzle. At first glance the scene seems tender, yet it introduces a subtle tension between affection and control.
Merlotti incorporates this illustration directly into one of the paintings in the exhibition. In doing so, the image becomes a fragment of visual memory through which the artist reflects on the educational imagery of childhood. What appears to belong to the reassuring world of children’s pictures reveals, on closer inspection, the presence of models and roles that are learned long before we become aware of them.