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Meg Walters – The Ecstasy of Dying, the Vastness of Living – 1 ottobre – 15 novembre 2026

Algal Bloom, Rocky Shore, Olio su lino – 132 x 132 cm

La vita diventa più preziosa quando siamo consapevoli della sua inevitabile fine. La nostra mortalità è ciò che ci rende umani, e la consapevolezza della nostra stessa fine è ciò che ci dà gusto per la vita. È davvero un paradosso: la stessa cosa che ci sottrae la vita è anche ciò che ce la dona.

Ho trascorso la mia esistenza cercando di sintetizzare questa filosofia esistenziale attraverso la definizione di un linguaggio visivo. Nel mio lavoro ricorre una certa ciclicità. Una riflessione sulla nascita, sulla vita e sulla morte, sulla rigenerazione e sulla rinascita. Sul ripiegarsi del tempo su se stesso. Sull’ampiezza di un’esperienza e sulla trascendenza di un singolo istante.

Ogni dipinto nasce dall’insieme di una moltitudine di luoghi diversi. È costruito a partire da ricordi, schizzi e fotografie. Prende lentamente forma attraverso il continuo alternarsi dell’applicazione e della cancellazione della pittura. È al tempo stesso reale e immaginario, instabile e fuggevole, statico e dilatato. Per lo più, i luoghi che affiorano con maggiore forza alla mia mente appartengono alla mia infanzia alle Bermuda: i giochi lungo la riva o nel fitto della vegetazione costiera. Le bacche delle casuarine sotto i piedi e le prime stelle che si levano all’orizzonte al crepuscolo.

Questo corpus di opere segue un viaggio dalla nascita alla morte, attraverso la vita, non come culmine, ma come istante. Un battito di ciglia, uno sguardo, un bacio rubato.

Moonbeam, Olio su pannello di alluminio – 32.5 x 42.5 cm

EN

Life becomes more exquisite when you’re aware of its eventual finality. Our mortality is what makes us human and the understanding we have of our own demise is what gives us our zest for life. It’s a paradox, really; the very thing that steals life from us also gives us life. 

I’ve spent my existence trying to summarise this existential philosophy through the articulation of a visual language. There is a cyclicality that I bring to my work. A discussion on birth, life and death, regeneration and rebirth. The folding in of time on itself. The expansiveness of an experience and the transcendence of a single moment. 

Each painting is compiled from a plethora of different places. They are constructed from memories, sketches and photographs. They slowly arise out of the push and pull of application and erasure of paint. They are at once real and imagined, unfixed and fleeting, static and expansive. Mostly, the places that come to the forefront of my mind are from my childhood in Bermuda, playing along the shore or deep within the seaside thicket. Casuarina berries underfoot and the first stars rising on the horizon at dusk. 

This body of work traces a journey from birth to death, through life, not as the pinnacle, but as a moment. A wink, a glance, a stolen kiss.